Oggi è un giorno davvero straordinario tutto da dedicare alla Mamma Santa e ai buoni propositi.
Con quali propositi vuoi iniziare questo nuovo anno rispetto all affrettare il Regno del Fiat?
Dopo avere consacrato il 2025 alla Santa Vergine e dopo avere ringraziato per il 2024 e il momento di scriverci nuovi propositi. FIAT

“In quel tempo, i pastori andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia” (Lc 2,16)
Dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta –
Volume 8; Dicembre 30, 1908
Stavo meditando il mistero dell’infanzia e dicevo tra me:
“Bambino mio, a quante pene volesti assoggettarti! Non ti bastava il venire grande, hai voluto venire bambino, soffrire le fasce, il silenzio, l’immobilità della tua piccola Umanità, dei piedi, delle mani. A che pro tutto questo?”
Mentre ciò dicevo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:
“Figlia mia, le mie opere sono perfette; volli venire piccolo infante per divinizzare tutti i sacrifizi e tutte le piccole azioni che nell’infanzia ci sono.
Sicché finché i bambini non giungono a commettere peccati, tutto resta assorbito nella mia infanzia e divinizzato da me. Quando poi incomincia il peccato, allora incomincia la separazione tra me e la creatura, separazione per me dolorosa e per loro luttuosa.”
Ed io:
“Come può essere ciò, se i bambini non hanno ragione e non sono capaci di meritare?”
E lui:
“Questo lo do prima per grazia mia, il merito; secondo perché non è di loro volontà che non vogliono meritare, è perché così porta lo stato d’infanzia da me disposto. E poi non solo resta onorato, ed anche coglie il frutto un giardiniere che ha piantato una pianta, ad onta che la pianta non ha ragione, l’artefice che fa la sua statua e tante altre cose.
Il solo peccato è quello che distrugge tutto e separa la creatura da me, che poi tutto il resto da me parte alle creature ed a me ritorna, anche le azioni più triviali, con l’impronta dell’onore della mia creazione.”

“In quel tempo, i pastori andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia” (Lc 2,16)
Dagli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta –
Volume 12; Dicembre 25, 1920
Onde dopo è ritornato il mio dolce Gesù: era tenero bambinello, vagiva, piangeva e tremava per il freddo; si è gettato nelle mie braccia per essere riscaldato. Io me lo sono stretto forte forte, e secondo il mio solito mi fondevo nel suo Volere per trovare i pensieri di tutti insieme coi miei e circondare il tremante Gesù con le adorazioni di tutte le intelligenze create; [per trovare] gli sguardi di tutti per fare guardare Gesù e distrarlo dal pianto; le bocche, le parole, le voci di tutte le creature, affinché tutte lo baciassero per non farlo vagire e col loro fiato lo riscaldassero. Mentre ciò facevo, l’infante Gesù non più vagiva, e cessato dal piangere e come riscaldato mi ha detto:
“Figlia mia, hai visto che cosa mi faceva tremare, piangere e vagire? L’abbandono delle creature. Tu me le hai messe tutte intorno; mi son sentito guardato, baciato da tutti, ed io mi sono quietato dal pianto. Ma sappi però che la mia sorte sacramentale è più dura ancora della mia sorte infantile. La grotta, sebbene fredda, ma era spaziosa, aveva un’aria da respirare; l’ostia è anche fredda, è tanto piccola che quasi mi manca l’aria. Nella grotta ebbi per letto una mangiatoia con un poco di fieno per letto; nella mia vita sacramentale anche il fieno mi manca e per letto non ho altro che metalli duri e gelati.
Nella grotta avevo la mia cara Mamma, che spesso spesso mi prendeva con le sue purissime mani e mi copriva con baci infuocati per riscaldarmi, mi quietava il pianto, mi nutriva col suo latte dolcissimo; tutto al contrario nella mia vita sacramentale: non ho una Mamma, se mi prendono sento il tocco di mani indegne, mani che danno di terra e di letame. Oh, come ne sento la puzza, più del letame che sentivo nella grotta! Invece di coprirmi con baci mi toccano con atti irriverenti, ed invece di latte mi danno il fiele dei sacrilegi, della noncuranza, delle freddezze.
Nella grotta San Giuseppe non mi fece mancare una lanternina di luce nella notte, qui nel Sacramento quante volte resto al buio anche la notte? Oh, come è più dolorosa la mia sorte sacramentale! Quante lacrime nascoste, non viste da nessuno, quanti vagiti non ascoltati! Se ti ha mosso a pietà la mia sorte infantile, molto ti deve muovere a pietà la mia sorte sacramentale.”
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